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Donne, scienza, tecnolgia

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Nel 1867 l'Ecòle Politecnique di Zurigo permise alle donne, per la prima volta in Europa, di frequentare i propri corsi universitari. Basterebbe questa data per dare la misura del ritardo con cui le scienziate hanno potuto entrare ufficialmente nel mondo della ricerca, e che spiega, in parte, il fatto che ancora oggi siano una minoranza e che la loro carriera raggiunga solo raramente i livelli più alti.
Secondo i dati del Rapporto Etan del 2000, ad esempio, nell'Unione Europea più del 60% dei ricercatori in biologia sono donne, ma dirigono solo il 6% dei laboratori più importanti.
Anche per quanto riguarda l'accesso alle nuove tecnologie gli ostacoli sono ancora molti: un recentissimo studio del CNEL dedicato alle donne nella ricerca scientifico-tecnologica evidenzia il costante aumento femminile nella scelta di studi scientifici (sono molto in aumento, ad esempio, le iscritte a ingegneria elettronica) salvo poi essere per lo più escluse dalla ricerca e dall'accesso ai posti di responsabilità.
L'Unione Europea, che ha avviato misure volte a raggiungere l'integrazione di genere in campo scientifico-tecnologico, già da tempo ha dato indicazioni precise: "la partecipazione delle donne a pari condizioni in tutte le discipline scientifiche e a tutti i livelli darà risalto alla diversità e favorirà il progresso e l'eccellenza della scienza europea".
Speriamo e buona lettura!

(FT)
23/11/2004