Al Parlamento e ai partiti: legge elettorale e programmi non rimuovano la forza femminile
Pubblichiamo e condividiamo l'appello dell'associazione "Dea - Donne e altri" rivolto ai e alle parlamentari e ai partiti perché modifichino la legge elettorale che torna in Senato rafforzando la presenza femminile, e perché nominino nei loro programmi e accolgano nelle loro pratiche politiche la libertà e la forza femminile.
Siamo stanche, e stanchi, del sentimento di desolazione che proviamo di
fronte alla parata dei politici, tutti e sempre maschi, che si
autorappresenta dovunque. Un sentimento che non ha nulla a che fare con la
rivendicazione corporativa di posti, magari per il ristretto gruppo di donne
che fanno politica nelle istituzioni. E' il senso di miseria che prende nel
vedere pratiche politiche nei luoghi pubblici , a cominciare dal Parlamento,
che si allontanano tanto grandemente dalla vita.
10/11/2005
La maggioranza intende ripresentare al Senato il testo della nuova legge
elettorale come è uscito dalla Camera, dove lo stesso emendamento
governativo che introduceva una soglia del 25% per assicurare la presenza
dei due sessi era stato affossato grazie al voto segreto e ai franchi
tiratori della Casa delle libertà (e alla scelta dell’opposizione di non
votarlo). E questo nonostante il fatto secondo quanto riferiscono le
cronache che lo stesso presidente della Repubblica abbia richiamato in un
colloquio col presidente del Consiglio, accanto agli altri punti
controversi del testo, l’articolo 51 della Costituzione : la Repubblica
promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini².
Noi rivolgiamo un appello ai parlamentari e alle parlamentari di tutti i
partiti perché si accordino comunque per correggere la legge in questo
punto, tenendo conto che l¹opposizione sembra intenzionata a ripresentare
emendamenti che indicano le soglie del 50 o del 33 per cento (in linea
quest’ultimo con gli orientamenti europei). Ma anche la riproposizione del
25% a nostro giudizio sarebbe meglio di niente.
Non abbiamo una passione speciale per la politica delle quote. Né pensiamo
che spetti alle donne la rappresentanza delle donne e agli uomini quella
degli uomini. Ma consideriamo la quasi-cancellazione del sesso femminile
dalla rappresentanza democratica un sintomo grave forse il più grave -
della crisi della democrazia in cui siamo immersi e il segno più evidente
della distanza della politica istituzionale dalla vita reale. Dalla società,
dove donne e uomini convivono, anche in conflitto tra loro, ma nella piena
evidenza della presenza e forza femminile.
Naturalmente un più decente equilibrio nella rappresentanza dei sessi in
Parlamento non è l'unico punto in questione. Al di là della legge ci sono le
intenzioni e la cultura delle forze politiche. Ci auguriamo che i partiti
che si proclamano campioni di una maggiore presenza femminile siano coerenti
e decidano autonomamente soprattutto se verrà approvata questa legge
elettorale che prevede liste bloccate decise dai vertici di mettere nelle
liste un uguale numero di uomini e di donne. Definendo percorsi trasparenti
e democratici per la composizione delle liste. E soprattutto rendendo chiaro
nei loro programmi il modo in cui nominano l¹esistenza dei due sessi.
Oggi non è così, nemmeno nei documenti finora noti elaborati dall¹Unione.
Eppure questa è l'epoca dell’irruzione nel mondo della libertà femminile,
fatto che ha reso evidenti la crisi e il tramonto del fondamento patriarcale
delle nostre società, e non solo in Occidente. E' una rivoluzione difficile
che viviamo nella vita di tutti i giorni.
Un vecchio ordine vacilla, e questo è alla base anche della reazione a
volte estrema, come nelle posizioni dei neoconservatori - delle culture e
delle istituzioni che si sentono custodi della tradizione.
La politica è investita in modo radicale da questo processo, e non può più
permettersi di rimuoverlo, di non nominarlo. E’ in gioco il suo stesso
senso. Al fondo, il senso della democrazia, nata come invenzione e pratica
di un ceto di uomini proprietari, ma che ha conosciuto una svolta storica
con l'avvento del suffragio universale, prima maschile e poi femminile,
frutto di lunghe lotte per l'emancipazione dei soggetti subalterni. Questa
svolta è relativamente recente: in Italia e non solo, le donne votano dalla
metà del secolo scorso.
Ma le promesse di quella svolta sono ancora tutte da mantenere.