Il deficit di
empowerment delle donne italiane
Nel rapporto annuale delle Nazioni Unite sullo sviluppo umano (UN, 2005) vengono comparati ogni anno indicatori statistici aggiornati, riassuntivi del livello di vita di circa duecento paesi del mondo. Il principale indice sintetico è quello di Sviluppo Umano (HDI - Human Development Index), cioè un indice composito che misura lo sviluppo di ogni paese tenendo conto di tre dimensioni basilari della vita umana, quali sono la salute e lunghezza della vita, l'istruzione e il livello economico.
Secondo questo indice di sviluppo complessivo, l'Italia si trova al 18° posto. Nelle prime posizioni troviamo paesi quali la Norvegia, l'Islanda, l'Australia, il Canada, la Svezia; a livelli di poco superiori all'Italia la Danimarca, il Regno Unito, la Francia e l'Austria; a livelli poco inferiori la Nuova Zelanda, la Germania, la Spagna e la Grecia.
L'Italia mantiene nella graduatoria tra paesi la sua 18° posizione anche qualora, sintetizzando gli stessi indicatori basilari, si tenga conto delle disuguaglianze fra uomini e donne, utilizzando l'indice di sviluppo per
genere (GDI - Gender-Related Development Index). Quando invece la classifica dei paesi viene fatta su un terzo indice sintetico, che misura l'
empowerment delle donne rispetto al grado di sviluppo e rispetto agli altri paesi (GEM - Gender Empowerment Index), tenendo conto della partecipazione femminile alla vita politica ed economica in ogni paese, l'Italia scivola alla 37° posizione. Ci sono quindi paesi dove lo sviluppo - inteso nella sua accezione basilare - è minore di quello dell'Italia, ma nei quali la partecipazione al "potere" economico e politico da parte delle donne appare ben più alta di quella delle italiane, quali, ad esempio, la Spagna, la Grecia, il Portogallo, ma anche la Repubblica Ceca, Israele, la Polonia, l'Estonia, la Lituania, la Slovacchia, la Croazia, il Costa Rica e la Bulgaria......
Continua su
www.golemindispensabile.it, una delle nostre riviste predilette.
(FT 11/8/2006)