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Congedi parentali dei padri in Alto Adige: ricerca e risultati

La legge 53 dell'8 marzo 2000, che incentiva i congedi parentali maschili, rappresenta un punto di svolta significativo nel concetto di condivisione del lavoro di cura tra donna e uomo e per creare forme di conciliazione tra paternità e lavoro.
Con il sostegno del Dipartimento provinciale Formazione professionale italiana, lavoro e innovazione, il Centro Documentazione e Informazione della Donna* di Bolzano ha condotto una ricerca per verificare le dimensioni dell’utilizzo della legge 53 da parte dei papà nelle aziende pubbliche e private dell'Alto Adige e le relative esperienze.


Legge 53, un incentivo alla condivisione della cura tra uomini e donne

Quale potrebbe essere, in uno scenario futuro, la leva di un cambiamento radicale nel rapporto uomo donna in ambito familiare e relativamente al mercato del lavoro? Ovvero cosa dovrebbe succedere affinchè le donne possano vivere e lavorare su di un piano di totale parità con l’uomo?
Le donne ci hanno provato in tutti i modi, appellandosi al principio delle pari opportunità che dovrebbe garantire loro eguali percorsi professionali e di carriera. Già vent’anni fa Laura Balbo parlava di doppia presenza femminile, ovvero quella sorta di osmosi tra lavoro di cura e lavoro professionale per cui un po’ dell’uno finiva nell’altro e viceversa. Ma doppia presenza equivale a doppia fatica, quel “Doppelte Belastung” per cui la lingua tedesca si esprime in termini di doppio carico. Non ci siamo ancora con la vera parità e con una vera democrazia, quando sono sempre le donne ad occuparsi della cura familiare, salvo avvalersi dell’aiutino maschile, esaltato ed incorniciato quando passa da aiuto occasionale ad aiuto in via prevalente e continuativa. Sarebbe un po’ come se in una Società un socio si accontentasse di una collaborazione parziale dell’altro, pur nella piena ed egualitaria distribuzione degli utili. La famiglia non è diversa da un’ azienda, salvo la commistione tra operatività e vita affettiva che la caratterizza.
Che dovrebbe accadere affinchè nella famiglia regnino uguaglianza e parità? La logica ci porta ad unica risposta, ovvero che il lavoro di cura sia condiviso tra padre e madre, con eguale responsabilità ed eguale carico, quindi con eguale opportunità di esprimere talenti, valore professionale o semplicemente di svolgere lavoro retribuito anche a tempo pieno. Sì perché è il tempo, quello che manca alle donne, il tempo per incidere di più nella vita sociale e pubblica, tempo che viene investito invece nelle relazioni e nelle incombenze affettive. Sacrosante, e fa bene Chiara Saraceno a metterci in guardia circa un eccessiva portata ideologica nel pretendere che le donne si comportino come gli uomini. Forse se scelgono di restare a casa (a non fare carriera) fanno una scelta intelligente, dice, perchè a modalità di carriera maschili preferiscono il menage familiare, salvifico, molte volte, delle relazioni affettive che lo compongono.
E’ “scelta” la parola chiave per ridare alle donne ciò che spetta loro, ma solo se si tratta effettivamente di una scelta autentica e non coatta.
La legge 53 dell’8 marzo 2000 tenta di anticipare, o meglio incentivare, un percorso nuovo, che era già iniziato con la legge 903/77, sulla parità nel lavoro tra uomini e donne anche sul piano della condivisione, principio assai disatteso nella sua applicazione. Ora i padri, finalmente loro, possono scegliere di utilizzare un congedo dal lavoro, parzialmente retribuito, per accudire il figlio/a fino al compimento dell‘ottavo anno. Sette mesi di congedo, uno in più rispetto alla madre, una specie di premio di “produzione”, che in questo caso costituisce il di più, a chi si cimenta in attività pionieristiche. Quindi 11 mesi anziché 10 (periodo massimo consentito dalla legge sommando i congedi dei due coniugi) nel caso ne usufruiscano entrambi, purchè il congedo paterno non sia inferiore a tre mesi e quello materno non superiore a sei mesi.

(Marina Manganaro, presidente Centro Documentazione e Informazione della Donna*)

Alleghiamo le tre pubblicazioni relative alla ricerca e un PowerPoint di sintesi:
*Il Centro documentazione e informazione della donna si occupa da anni di ricerche e attività di sensibilizzazione negli ambiti del lavoro femminile in tutte le sue manifestazioni, da quello di cura a quello per il mercato. Promuove, inoltre, una campagna di incentivazione della partecipazione maschile al lavoro di cura, nell’ambito della quale ha prodotto due video: il film “Cuore di padre”, destinato prevalentemente alle scuole, e lo spot pubblicitario “Crescita rapida”, che è stato proiettato nelle sale cinematografiche di Bolzano, ambedue dedicati al tema della paternità.

19/6/2006