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Approvato un documento di impegno per colmare il gap salariale tra uomini e donne

Il divario tra le retribuzioni di uomini e donne in Europa è in media del 15%. La Commissione Europea approva un documento di impegno per colmare il gap salariale tra uomini e donne. [20/07/07]

Secondo i dati dell'istituto statistico dell'Unione Europea Eurostat, le donne in Europa continuano a guadagnare mediamente il 15% in meno degli uomini.
A partire da questo dato di fatto, la Commissione ha approvato il 18 luglio 2007 una Comunicazione dal titolo Colmare il divario salariale tra uomini e donne, per indicare alle istituzioni comunitarie e soprattutto agli Stati membri i modi in cui cercare di ridurre questo scarto che negli ultimi 10 anni è praticamente rimasto immutato.

La disparità retributiva tra i sessi è la differenza tra la retribuzione media oraria delle donne e quella degli uomini, prima delle imposte, nell'insieme dell'economia. Essa riflette quindi le disuguaglianze reali attualmente esistenti sul mercato del lavoro.

Uno degli aspetti principali è il modo in cui vengono valutate le competenze delle donne rispetto a quelle degli uomini. Mansioni che richiedono qualifiche simili tendono a essere remunerate meno se svolte in prevalenza da donne piuttosto che da uomini. In alcuni paesi, ad esempio, le bambinaie guadagnano meno dei meccanici, le cassiere dei supermercati meno dei magazzinieri, le infermiere meno dei poliziotti.
Il divario tra le retribuzioni riflette inoltre la maggiore difficoltà di conciliare attività lavorativa e vita privata: le donne ricorrono maggiormente a lavori a tempo parziale, interrompono più spesso la carriera, sono sfavorite nell'attribuzione di ruoli direttivi, incontrano più ostacoli e maggiori resistenze nello sviluppo professionale.

Dalle statistiche emerge che lo scarto tra le remunerazioni aumenta con l'età, il livello d'istruzione e gli anni di servizio: le differenze salariali superano il 30% tra i 50 e i 59 anni, pur essendo del 7% nella fascia d'età fino a 30 anni; superano il 30% per chi è in possesso di un diploma universitario ma sono del 13% per chi possiede un diploma di scuola media inferiore; per chi abbia lavorato più di 30 anni al servizio della stessa impresa raggiungono il 32%, ma sono del 10% inferiori (22%) per chi abbia lavorato in una impresa per meno di 5 anni.

I casi più macroscopici di differenze salariali sono segnalati in Estonia (25%), Slovacchia (24%) e Germania (22%), mentre nei paesi scandinavi si è molto più vicini alla parità. L'Italia in questo caso si posiziona bene, con una differenza di salario intorno al 9%, tra le più basse dell'Unione. Ma per il tasso di occupazione femminile, l'Italia si colloca al penultimo posto, davanti solo all'isola di Malta, a distanza abissale dai paesi nordici che sono i più virtuosi.

Per affrontare la questione, la Comunicazione individua 4 campi d'intervento:

* applicare meglio l'attuale legislazione, analizzando in che modo essa può essere adeguata e soprattutto fatta conoscere;
* inserire la lotta al divario retributivo come parte integrante delle politiche a favore dell'occupazione degli Stati membri, sfruttando pienamente le potenzialità dei finanziamenti comunitari, come il Fondo Sociale Europeo;
* promuovere la parità salariale nei confronti i datori di lavoro, con iniziative che stimolino la responsabilità sociale;
* sostenere lo scambio di pratiche esemplari nell'intera Unione e coinvolgere le parti sociali.

La disparità retributiva tra i sessi è una preoccupazione essenziale messa in evidenza anche dalla Tabella di marcia per la parità tra donne e uomini 2006-2010 e confermata dalle percezioni dei cittadini europei analizzate in un sondaggio di Eurobarometro nel gennaio 2007.

"Le ragazze sono più brave dei ragazzi a scuola e il numero delle donne che accede al mercato del lavoro con un titolo universitario è superiore a quello degli uomini, ma lo scarto retributivo del 15% continua ad esistere. Questa è una situazione assurda e deve cambiare", sostiene Vladimir Špidla, Commissario per l'Occupazione, gli affari sociali e le pari opportunità. "La disparità retributiva è una questione complessa che ha molteplici cause. Talvolta si tratta di pura e semplice discriminazione. Spesso però le cause restano nascoste: molte donne svolgono attività non retribuite (si pensi ai lavori casalinghi e all'assistenza di persone a carico); molte lavorano a tempo parziale e, spesso, i settori ad alta femminilizzazione sono anche quelli peggio retribuiti. Il solo modo per uscirne è coinvolgere uomini e donne, parti sociali e governi e affrontare il problema a tutti i livelli".

Fonte dell'articolo:

www.kila.it/

25/7/2007