Avvocato: non solo singolare maschile.
Per le donne quote al 30% e maggiore rappresentanza.
Ne fotografa la condizione un progetto Censis voluto da Aiga e Cnf.
Roma, 10 marzo - E’ stato presentato oggi presso la Sala degli atti parlamentari della Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini” a Roma il progetto “Dopo le buone teorie, le proposte programma di ricerca - intervento per le donne avvocato” realizzato da un gruppo di lavoro del Censis diretto da Maria Pia Camusi e composto da Simona Fallocco, Alberto Castori e Vittoria Coletta.
Il percorso di realizzazione del suindicato progetto si è svolto in concerto e con la partecipazione attiva dell’Aiga – nelle persone di Giuseppe Sileci, Alessandra Abbate, Lavinia Cantà e Stefania Ciocchetti – e della Commissione per le Pari Opportunità del Consiglio Nazionale Forense .
La professione è una “passione” per il 49,6% delle intervistate con punte fino al 52,8% nel caso delle donne avvocato che hanno superato i quarant'anni e del 55,3%
per quelle provenienti dal Nord‐Est e dal Centro, più che una scelta di opportunità.
Scelgono la professione per realizzare “profitto” il 20,9% e la considera un “bene per la collettività” il 9,9%.
Per il 25% la professione è vissuta come un sacrificio perché devono conciliare al lavoro la vita familiare e perché vivono una posizione di marginalità rispetto all’avvocatura.
Sulla scelta di diventare avvocato, il 59,7% ha risposto che si trattava di un desiderio di sempre e il 25,3% ha invece optato per questa professione per essere autonoma.
I fattori riconosciuti per avere successo per il 46,3% delle intervistate sono avere una formazione adeguata (contro il 28,8% degli uomini) e sviluppare la capacità di autopromuoversi per il 28,8% (contro il 21% dei colleghi maschi).
“Provenire da una famiglia di avvocati” può essere una condizione sì necessaria ma non sufficiente a garantire il successo della professione di avvocato donna: per il 17,7% delle donne avvocato questo fattore occupa, infatti, solo il 6° posto delle preferenze.
Le donne avvocato vengono contattate dalla clientela per
questioni che hanno a che fare con la famiglia e i minori (68,5%), con la
proprietà/locazioni e condomini (55,2%), con la contrattualistica (52,1%),
l'infortunistica (50,25%) o le esecuzioni (46,5%). Solo un numero particolarmente esiguo risulta coinvolto per quanto riguarda i reati societari (2,6%), i reati “contro” o i conflitti “con” la P.A. (rispettivamente il 3,8% e l'8,2%), le questioni bancarie (8,0%) e le società in generale (12,0%), aree considerate più “maschili”.
Obiettivo del progetto è quello di progettare strumenti di politica categoriale e istituzionale in grado di promuovere le donne avvocato ed elevare la loro partecipazione alla vita associativa.
Prima dunque di formulare e proporre politiche di sostegno alle avvocate, serve cambiare le regole del gioco, quelle che attualmente fondano la professione su paradigmi del tutto maschili, nonostante la femminilizzazione crescente della categoria, cambiare la cultura professionale e sociale nei loro confronti. Perché ciò diventi davvero possibile c’è bisogno di introdurre il criterio delle quote per elevare la loro presenza negli organismi categoriali più significativi.
“Quello che viviamo è un momento difficile di grande crisi economica che colpisce soprattutto i soggetti più deboli come i giovani e le donne” ha dichiarato il Presidente Guido Alpa “Da parte del Consiglio Nazionale Forense c’è tutto l’impegno a contribuire a superare queste difficoltà. L’analisi della situazione, fotografata nel rapporto presentato oggi, ci è di grande utilità e si inserisce in una serie di progetti portati avanti dal CNF come il Protocollo con il Ministero delle Pari Opportunità e l’Osservatorio per i Giovani. Abbiamo apprezzato la dedizione e la fatica messi in campo per questo rapporto che è particolarmente significativo. Il lavoro da fare è cospicuo ma i dati non sono così sconfortanti.”
Anche nell’avvocatura c’è un “soffitto di cristallo”, costituito dalla difficoltà delle donne di diventare titolari di studio e di accedere a ruoli funzionali, come quello di consulente del giudice.
L'accesso e la partecipazione delle donne al mercato del lavoro non è ancora un fenomeno “normale”. Nel senso che non è né un fatto “di norma”, scontato, né un fatto “conforme alla norma”, la quale si presume debba valere allo stesso modo per tutti.
"Oggi le donne avvocato costituiscono il 50 per cento degli iscritti agli albi e la gran parte di queste sono giovani. Eppure negli organismi rappresentativi della categoria prevalgono numericamente in modo schiacciante gli uomini over 45. Nello stesso tempo, mediamente una donna avvocato dichiara redditi pari ad un terzo di quelli dei colleghi e la fascia reddituale al di sotto dei 12.000 euro l'anno e' affollata da migliaia di giovani" ha dichiarato il Presidente dell'Aiga, Giuseppe Sileci. "Con queste premesse", ha proseguito il presidente Sileci, "dopo l'indagine sulla composizione dell'avvocatura, sempre affidata al Censis, non si poteva non affrontare la condizione lavorativa delle donne avvocato".
"Gli esiti della ricerca" ha sottolineato Sileci " hanno consentito di comprendere cio' che le colleghe si attendono dalla politica e dalla stessa categoria. E non ci si puo' non soffermare sulla annosa, e tuttora irrisolta, questione della governance della avvocatura, ancora in prevalenza saldamente in mano ai colleghi maschi, e sulla necessità che siano messe in atto politiche fiscali attive in favore delle donne e dei giovani ed a sostegno dei loro redditi". "In tale ultima direzione", ha concluso il Presidente dell'Aiga, "puo' senz'altro svolgere un ruolo importante la cassa di previdenza".
Ecco quali sono le aree di intervento prioritarie per sostenere le avvocate italiane:
• Va cambiato l’attuale e persistente atteggiamento di sottovalutazione del
lavoro autonomo
• Deve essere concluso l’iter di approvazione della riforma delle professioni e
di quella dell’avvocatura in particolare. Le attività intellettuali nel loro complesso attendono una rivisitazione da decenni e la stessa categoria forense persegue l’obiettivo di un cambiamento da almeno due legislature.
Necessità di prevedere interventi di tipo fiscale che non siano del tutto indifferenziati rispetto alle caratteristiche strutturali delle categorie professionali. Il gap di reddito che divide le donne avvocato dai colleghi maschi è noto ormai a tutti, dalla Cassa Forense alle singole professioniste, ma non ha alcun effetto sul piano fiscale. É forse opportuno, pensare a una rivisitazione degli interventi in materia che inseriscano la variabile di
genere negli studi di settore, considerando che molte avvocate dedicano parte della propria vita alla maternità, durante la quale certamente fatturano di meno o per niente: meccanismi di destandardizzazione e di controllo adeguati potrebbero sostenerle in questa delicata fase della loro vita. Gli studi associati formati da almeno il 30% di donne avvocate dovrebbero contare su sgravi fiscali, che scattino almeno nella fase di start up dello studio. Infine, i titolari di studio devono usufruire di sgravi fiscali nel caso di utilizzo come collaboratrici o dipendenti di colleghe donne, in una logica di incentivazione dell’occupazione femminile
Tra le proposte concrete c’è quella di investire in rappresentanza:
• le avvocate devono contare di più nelle sedi decisionali di categoria in cui si prendono provvedimenti che possono rivelarsi sensibili per il loro sviluppo. Prevedere l’adozione di quote (30%) riservate alle candidature femminili nelle elezioni degli Ordini locali, degli organismi di pari opportunità e del Consiglio
Nazionale.
• Creazione di una filiera verticale fra la Commissione Nazionale Pari Opportunità del CNF e le Commissioni locali, al fine di definire una strategia di sostegno alle avvocate il più possibile uniforme e coesa sul territorio nazionale.
• Adozione di incentivi associativi che consentano di allargare la
costituency delle donne avvocato impegno dei Comitati di Pari Opportunità e dei soggetti associativi dell’avvocatura, come l’Aiga, a realizzare sportelli di ascolto per rispondere alle questioni aperte per le avvocate.
Le avvocate sono centrali per lo sviluppo della categoria e per il consolidamento sociale nel suo insieme, non solo per il cliente di riferimento. Se non crescono le avvocate, quindi, non cresce la società.
Avvocati donna più giovani: serve maggiore informazione. Ecco le proposte:
- fornire un “libretto di istruzioni” per poter avviare l’attività in forma libero professionale (dalle materie fiscali a quelle lavoristiche al rapporto con le tecnologie di ufficio e al marketing di studio);
‐ offrire informazione sui diritti e sui doveri collegati all’esercizio della professione, a partire dai risvolti fiscali;
‐ offrire informazioni sul piano della tutela previdenziale.
‐ devono essere individuate forme di incentivazione per l’apertura del “primo”studio, come accade per le donne che vogliono tentare l’avventura del lavoro di impresa;
- deve essere disponibile un’offerta formativa in itinere per le avvocate che vogliano trovare una nuova collocazione di
competenze nell’ambito della professione e necessitino quindi di interventi di riorientamento.
I servizi alla famiglia sono importanti in tutte le sue fasi di sviluppo : per la maternità, per la cura delle persone a carico con problemi di salute e/o di autosufficienza, per l’avvocata stessa e le sue esigenze personali. Per questo motivo, è importante sviluppare iniziative di vero e proprio welfare professionale.
Servono politiche fiscali eque, che riconoscano le diverse articolazioni del percorso professionale femminile: se una avvocata non fattura per particolari esigenze personali documentate, come durante una gravidanza a rischio o, banalmente, all’inizio della propria attività professionale, dovrebbe godere di un regime speciale di accertamento fiscale, non diversamente da un collega che abbia problemi analoghi.
Fonte, info e agenzia di stampa Donne avvocato: www.consiglionazionaleforense.it
30/3/2010