I quaderni di Lia Traverso - Teatro con Carlotta Piraino
VENERDI’ 7 MARZO ORE 21,30 – CIRCOLO MASETTI – VIA RESIA 27 – BOLZANO INGRESSO LIBERO
E’ un racconto che nasce durante il laboratorio che Ascanio Celestini ha tenuto all’università Roma Tre nel gennaio 2004, laboratorio che ha costituito una delle tappe di ricerca del suo ultimo lavoro sulla memoria del manicomio “La pecora nera. Elogio funebre del manicomio elettrico”.
Nel corso di questo lavoro, sono state raccolte le testimonianze di chi ha lavorato al Santa Maria della Pietà come infermiere o medico, vivendo direttamente il dramma dell’istituzione e battendosi a vari livelli per contrastarne la durezza fino a collaborare alla definitiva chiusura avvenuta nel 1999.
La mia ricerca personale è proseguita oltre il laboratorio universitario: ne è nato un racconto che nel tempo si è ampliato e che continua a modificarsi, per me è una sorta di cantiere in cui confluiscono suggestioni, esperienze, idee nuove.
L’idea del racconto nasce dall’incontro con un libro dal titolo “D’ogni dove chiusi si sta male” edito da Sensibili alle Foglie, nel quale è pubblicato il quaderno di una giovane donna, Lia Traverso, che scrive mentre era internata nel Manicomio di Roma. La storia di Lia è stata ricostruita sulla base dei suoi scritti, delle testimonianze dello psichiatra che li ha raccolti e di quelle di chi, in quegli anni, lavorava al Santa Maria della Pietà.
Ringrazio Sensibili alle Foglie per avermi permesso di leggere le parole di Lia direttamente dal suo manoscritto conservato nell’archivio e per la fiducia e l’incoraggiamento sempre manifestatomi nel proseguimento di quest’avventura. Sviluppare questo lavoro, continuare a lavorarci nel tempo, è diventata una necessità personale che ha profondamente cambiato il mio sguardo sulle cose.
La storia di Lia infatti, è sì una storia che appartiene alla memoria, ma purtroppo resta ancora attuale perché, se i manicomi sono formalmente chiusi, alcune strutture segreganti ci sono anche oggi e soprattutto alcuni atteggiamenti sopravvivono dentro di noi. Il manicomio esiste ancora, spostato o decentrato, nella nostre paure, nei nostri preconcetti verso l’altro, nella tendenza della società ad escludere ciò che non ci piace.
Una narratrice legge stralci di diario, da cui estrae gli oggetti della storia che danno concretezza ai fatti, mostrando la quotidianità di un’esistenza ai margini. Lia Traverso è una ragazza che fa cose quotidiane, “normali”: usa forchette, coglie fiori e guarda il cielo dalla finestra. Una finestra sbarrata.
Quello che accade non accade in un mondo e in un tempo lontano ma qui a Roma nel 1970, gli anni in cui si facevano importanti lotte sociali per i diritti e per la libertà.
Questa vicenda tutta al femminile, è purtroppo identica a quella di tanti altri uomini e donne senza nome che come lei hanno vissuto la dolorosa esperienza del manicomio e ripercorre da un punto di vista ravvicinato, alcuni momenti della storia del manicomio, della nostra storia, di un crimine perpetuato a lungo a spese di un pezzo fragile di umanità.
Carlotta Piraino
6/3/2008