9 luglio 2009
Comunicato stampa del Comitato provinciale Pari Opportunità tra donna e uomo
Attraverso l’innalzamento dell’età pensionabile da 60 a 65 anni, le donne dovranno lavorare in futuro altri 5 anni in più e versare quindi più a lungo i relativi contributi..
Con questa manovra, lo Stato italiano avrà a disposizione più soldi e ridurrà anche il numero delle percipienti. Per questo motivo, il Comitato provinciale Pari Opportunità chiede il riconoscimento e il computo ai fini pensionistici dei periodi di cura e d’educazione dei figli. Per ogni figlia/o dovranno essere riconosciuti almeno 2 anni di contributi. Anche per i periodi di cura dovrà essere riconosciuto e premiato il lavoro svolto, in dipendenza del tempo impegnato. I periodi di educazione e di cura prestati dalle donne nella maggior parte dei casi non sono retribuiti e perciò non calcolati ai fini pensionistici. Ne risulta poi relativamente minore anche la loro pensione. Con l’introduzione del nuovo sistema pensionistico l’importo della pensione sarà legato ai contributi versati per tutto il periodo. Anche se questa nuova regolamentazione sarà valida in un primo momento solo per il pubblico impiego, sicuramente prima o poi, sarà estesa anche al settore privato e così ne saranno colpite anche le donne che inizialmente non lo erano.
Il Comitato provinciale Pari Opportunità, che sosterrà l’iniziativa programmata per la raccolta di firme, richiama tutte le donne ad informarsi meglio sulla propria situazione pensionistica.
La Presidente
Ulrike Oberhammer
La Vicepresidente
Patrizia Trincanato