pari opportunita

“Ma perchè lo leggi?”
Recensione a un libro di cui gli altri ti chiedono ragione.

"Ma perchè lo leggi?"
Me lo hanno chiesto in molti.
Non so se era per il titolo o per l’espressione divertita e a tratti soddisfatta con cui lo leggevo, ma mi è successo spesso che qualcuno non abbia resistito al chiedermi ragione della mia lettura, e, dico, di solito non si fa. Sarà contenta di suscitare tanta curiosità l’autrice del libro in questione, Carola Barbero, filosofa, classe 1975, che scrivendo “Sex and city e la filosofia” si è misurata con il tentativo di accostare i grandi temi del pensiero con quelli trattati nelle loro interminabili chiacchiere dalle quattro protagoniste della famosissima serie: sesso, amore e fantasie varie, compresa quella sul principe azzurro. Non è strano vedere analizzare dagli studiosi oggetti cult della cultura popolare o dei media, ma quello che si sforza di fare Carola Barbera, non è interpretare “Sex and the city” come qualcosa che ci permette di capire meglio la società e l’epoca in cui viviamo (“Benvenuti nell’era dell’anti-innocenza: nessuno fa più colazioni da Tiffany e nessuno ha più storie da raccontare”, recita la quarta di copertina), no, quello che si sforza di fare Carola Barbera è un saggio di filosofia.
Ma cominciamo da capo. “Sex and the city”, per le poche, ma veramente poche che non lo sapessero, è una serie tv che ha avuto un successo enorme, sbarcando dopo ben sei stagioni (dal 1998 al 2004) al cinema, con un primo film del 2008 e un secondo, recentissimo, del 2010. La serie racconta le vicende di quattro amiche ultra- ultra- trentenni che, eternamente arrampicate su tacchi a spillo portati con nonchalance, e vestite in modo da suscitare un’ammirazione/invidia planetaria, cercano di capire come inventarsi l’amore e la vita a New York, città simbolo dell’anti-innocenza. Sono tutte donne di successo, ricche e belle, portatrici di una femminilità giocata ed esibita, capaci di mostrare il lato debole e una sotterranea insoddisfazione. Carrie, una delle quattro, scrive una rubrica sul New York Star (“Sex and the city” appunto) e trae spunto dalle proprie e altrui vicende per farsi domande universali su quanto accade nelle relazioni amorose e non che le quattro amiche si raccontano all’ora del brunch o del cocktail.
Carola Barbero non esita a dire che, celato in tanta mondanità, in tutto questo c’è del metodo, del metodo filosofico di altissimo livello: guardando e analizzando il processo conoscitivo che si sviluppa di puntata in puntata è possibile risalire fino a Platone, al metodo adottato nei Dialoghi e all’elemento fondamentale portato da Socrate, l’ironia. E qui la citazione è d’obbligo: “Questo susseguirsi di domande e risposte che, come un filo rosso, attraversa tutti gli episodi di Sex and the city, è un esercizio eminentemente filosofico. Come ben ci insegna Socrate nei dialoghi di Platone, infatti, per risolvere le questioni poco chiare non è molto utile cercare di imporre agli altri la nostra opinione oppure tentare di raggirarli, inducendoli a pensare in un modo anzichè in un altro, perchè solo nel dialogo, e spronandoli continuamente con buone domande – sono buone quelle domande che non sono retoriche -, riusciremo a far sì che i nostri interlocutori acquisiscano quegli strumenti che poi permetteranno loro di giungere alla risposta che stavano cercando. In Sex and the city troviamo, oltre ai dialoghi, anche l’ironia tipica del metodo socratico: non ci si limita infatti a porre domande al proprio interlocutore, ma, fingendo una sorta di ignoranza riguardo al tema trattato, lo si spinge a spiegare e giustificare ogni aspetto del suo punto di vista sulla questione, portandolo talvolta a rivederlo quando non addirittura a rifiutarlo. Dal momento che nulla è certo in partenza, il dialogo fa così procedere l’indagine impostando e chiarendo al meglio i vari problemi senza dare nulla per scontato e, soprattutto, senza cercare facili soluzioni in teorie preconfezionate.”. Bisogna ammettere che dà una certa soddisfazione veder attribuire tanta importanza alle chiacchiere fra amiche, ma è vero che nella serie alcune domande solitamente consegnate al più brutale senso comune, vengono trattate con grazia e spregiudicata ironia. Per esempio: le donne possono fare sesso come gli uomini? e se sì, se possono trattare gli uomini come oggetti? meglio gli uomini o i toys? ( cap. 3 Autoerotismo). E ancora: si può cambiare per amore? E perchè quando amiamo qualcuno vorremmo comunque che cambiasse per noi? I ragionamenti intorno a questa domanda portano lontano e l’autrice non lesina il ricorso a una trattazione classica del tema dell’identità con citazioni che vanno da Plutarco, a Hobbes fino a Locke: si può cambiare ma solo trattenendo il ricordo e la memoria di ciò che si è stati. Per questo le vicende amorose sono così complicate, anche a New York, dove uomini e donne sbarcano con l’illusione di potersi inventare, dove le situazioni più improbabili dovrebbero essere la migliore scuola per un profondo adattamento alla realtà, c’è qualcosa che resiste: “una continuità con la propria coscienza” (Locke più o meno direbbe così) che rende tanto difficile, pur in un tempo smemorato, dimenticarsi di quello che si è, si vuole e si desidera davvero. E cosa vogliono le quattro amiche newyorkesi, le Carrie & C. ? Vogliono esattamente questo: tenere testa ai propri desideri, che siano quelli di una vita tradizionale, una vita di solo sesso, di sola carriera o di solo amore, vogliono ognuna quello che ha deciso di avere, e per questo può contare sulla piena solidarietà delle altre. E’ un catalogo di desideri femminili che punta alla felicità ( in salsa glamour naturalmente). Per questo, si preoccupa di precisare Carola Barbero, non si deve commettere l’errore di pensare che il tanto parlottare di amore, sesso e matrimonio di quattro donne eternamente vestite da esperte di shopping, sia l’emblema della fine di ogni femminismo: “Lungi dall’essere testimonianza della morte del femminismo, Sex and the City è il nitido ritratto di quello che è stato definito il femminismo di terza generazione”, un femminismo che dà per scontato le conquiste storiche intorno alla libertà femminile, e lascia a ogni singola donna “la responsabilità assoluta di scegliere”, rompendosi varie volte l’osso del collo, non tanto scapicollandosi sui tacchi a spillo, quanto procedendo per tentativi ed errori nelle tante, troppe, strade solo apparentemente aperte. Per questo l’attesa, o meglio, la ricerca, del Principe azzurro delle attardate ragazze di Sex and the city (il Mr. Right di Carrie), non è la stessa delle favole. Il cumulo di dubbi, incertezze, disincanto, solitudine e ripartenze che cresce di serie in serie, fa pensare a un’altra attesa, a un altro modello: “Sex and the City potrebbe essere interpretata come una riproposizione frivola in ambiente newyorkese di Aspettando Godot, con la fondamentale differenza che le nostre quattro amiche, già aspettano, si divertono alla grande nei locali più cool di Manhattan fra un Margarita e un Cosmopolitan, mentre Vladimiro e Estragone aspettano sul ciglio di una triste strada di campagna e sembrano sull’orlo del suicidio. Però tanto gli uni quanto le altre sono in attesa. Godot, proprio come Mr.Right, non appare mai sulla scena e non si dice mai niente su di lui (se non un vago “oggi non verrà, verrà domani”). In fondo l’unica prova della sua esistenza è proprio il fatto che qualcuno lo stia apettando”.Il paragone è azzardato, forse anche un po’ irriverente, pensando a Beckett, ed è proprio questo in fondo che ci dice il libro: nessun principio di autorità, nessun filosofo o scrittore di cui sentire la sacralità: è l’era dell’anti-innocenza. Sarà vero?

Nota

Si chiama pop filosofia.
Chi la pratica sostiene che il rischio che la filosofia si trasformi in filosofia pop e popolare, non deve essere temuto, piuttosto perseguito come “obiettivo strategico”. “Solo così - sostiene Simone Regazzoni, autore di “Pop filosofia” e direttore della collana “Altre scritture” in cui è uscito per la casa editrice Il melangolo, il libro di Carola Barbero - solo uscendo dal recinto delle accademie e portandosi oltre i vecchi album delle propria storia gloriosa, la filosofia può tornare ad essere quello che è stata: pensiero in atto che richiede forza, creatività e il coraggio di sperimentare in assoluta libertà, l’inedito”.

Carola Barbero, Sex and the City e la filosofia, Il Melangolo, Genova, 2010
Simone Regazzoni (a cura di) , Pop filosofia, Il Melangolo, Genova, 2010

Per saperne di più girando in rete
http://pophilosophia.blogspot.com/
http://www.carmillaonline.com

Sandra Burchi, autrice di questa rubrica, è filosofa e ricercatrice presso l'Università di Pisa, Dipartimento di Scienze Sociali. Sul nostro sito è disponibile una sua ricerca, realizzata nel 2005 a Bolzano con Marta Bonetti e Barbara Pircher: Donne, lavori e maternità: esercizi di stile

Rubrica realizzata grazie al contributo del Comitato provinciale pari opportunità, della Fondazione Cassa di Risparmio e della Raiffeisenkasse.

Luglio 2010