Discriminazione delle donne nel lavoro

Discriminazione delle donne nel lavoro

Siamo nel 2021 ed è ancora tristemente attuale parlare di discriminazione delle donne nel lavoro.

Sebbene siano stati fatti numerosi passi avanti negli anni, la strada per una reale parità di genere sul lavoro è ancora lunga.

Dal punto di vista normativo, il fenomeno della discriminazione di genere è disciplinato dalla Carta Sociale Europea Riveduta (CSER) del 1996 che, all’art. 20, ha sancito il diritto alla parità di opportunità e di eguale trattamento nell’accesso al lavoro, nelle condizioni di impiego e nella tutela in caso di licenziamento.

Se ti stai chiedendo quale sia il ruolo dell’Italia, sappi che l’art. 37 della nostra Costituzione stabilisce che:

La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione”.

Nonostante ciò, oggi, nel mondo, la discriminazione delle donne nel lavoro è un tema ancora molto presente. La disuguaglianza di genere penalizza la donna in ambito economico, ma anche sociale e politico.

Alcuni casi di discriminazione femminile sul lavoro 

Esistono numerose modalità con cui le donne sono discriminate sul lavoro. Le tre principali categorie di azioni discriminatorie effettuate nei confronti delle lavoratrici sono relative a:

  • i comportamenti discriminatori legati alla maternità. Ancora oggi, sembra impossibile coniugare una gravidanza con il proprio lavoro e si incorre spesso in licenziamenti e demansionamenti;
  • le differenze retributive tra uomo e donna a parità di prestazioni lavorative effettuate;
  • le molestie sessuali, comportamenti che violano la dignità della lavoratrice e che, indipendentemente dalla gravità del fatto, rendono difficile e umiliante proseguire nel normale rapporto di lavoro.

Anche tu avrai sentito di donne che, dopo aver scoperto di aspettare un figlio, si dicevano preoccupate per il proprio posto di lavoro, o perché regolato da un contratto atipico privo di concrete garanzie o, peggio ancora, perché costrette ad una pratica, illegale e per fortuna in disuso, che è quella della firma delle dimissioni in bianco

Molto recente è un grave avvenimento passato alla cronaca nazionale che ha visto una professionista pallavolista licenziata perché incinta.

Alcune discriminazioni nel mondo del lavoro nei confronti delle lavoratrici non sono così eclatanti e si può anche parlare di discriminazioni indirette, quando un comportamento è apparentemente neutro, ma di fatto sfavorisce un determinato gruppo di persone. Ad esempio, quando per un determinato impiego si cercano sia donne che uomini, ma poi si richiede una flessibilità che le madri non riescono a garantire a causa dei propri impegni familiari.

Questo perché la nostra società si fonda ancora sulla credenza che sia la donna a doversi sacrificare per portare avanti la famiglia e che sia invece quasi ovvio che l’uomo lavori di più e con mansioni più qualificate.

Trattandosi di un fattore strettamente culturale è necessario e auspicabile che la politica, l’informazione e l’istruzione tengano sistematicamente conto della parità di genere, di modo che la discriminazione delle donne nel lavoro diventi un brutto lontano ricordo.

Leave a Reply

Your email address will not be published.