Il titolo corretto della ricerca avrebbe dovuto essere “I bisogni delle mamme in rientro al lavoro”, perché la maternità, in tutti i suoi aspetti sociali, culturali, fisiologici ed emotivi è stata l’oggetto per eccellenza di questa ricerca. E poi perché l’uscita ed il rientro delle donne nel mercato del lavoro sono conseguenza felice, ma anche problematica, della nascita dei bambini. Ricerche già effettuate, tra le coordinate maternità e lavoro, danno pressappoco gli stessi risultati, gli stessi che noi avremmo potuto, in modo superficiale, registrare: richiesta da parte delle neomamme di orari ridotti, part time o qualche altra forma di flessibilità di orario, padri menzionati raramente e solo come eventuale supporto genitoriale, dubbi anche sui servizi sociali per la prima infanzia, asili nido, Tagesmütter ecc., che risultano spesso insufficienti od inesistenti. E inoltre fino a che punto la richiesta di riduzione dell’orario di lavoro, spesso non concessa e motivo di licenziamento da parte della lavoratrice, è un aspirazione autentica e fino a che punto invece nasconde altre problematiche? Il cosiddetto part time femminile, o altre forme di
conciliazione, anche se anelate in prima istanza come salvifiche della situazione, finiscono spesso col ritorcersi contro la professionalità delle donne, soprattutto nei casi in cui esista un desiderio di crescita professionale. Noi abbiamo voluto andare oltre, scavare un po’ più nel profondo di un “desiderio” femminile le cui motivazioni restano spesso inespresse.
Viviamo tempi strani: l’emancipazione femminile, i modelli di vita della società contemporanea, hanno prodotto anche la necessità di essere, oltre a lavoratrici impeccabili, anche madri perfette. Attraverso le nostre interviste, i seminari e i workshop organizzati emerge quindi questa nuova figura femminile, schiacciata tra l’incudine dei diritti dell’emancipazione (lavoro, carriera) e i doveri di una maternità vissuta in modo più consapevole, ma anche più esigente ( il ritorno al parto naturale, ad esempio, oppure le
competenze pedagogiche ascrivibili ad un superiore livello culturale delle mamme di oggi).
Quindi il dilemma fra
lavoro di cura o lavoro per il mercato oggi si acuisce, facendo scegliere spesso la prima alternativa, anche senza rimpianti, senza particolari frustrazioni, almeno apparentemente. Perché? Annota Chiara Saraceno che le donne che oggi scelgono la famiglia ( rinuncia alla carriera) in fondo fanno una scelta intelligente perché privilegiano il tessuto affettivo di cui loro hanno in mano i fili delicati, salvaguardando relazioni fondanti nella loro vita e anche nella società nel suo complesso. Il mondo del lavoro, le cosiddette organizzazioni, ma anche tutte le forme di lavoro autonomo, sono sessuate al maschile, come direbbe Silvia Gherardi, e i percorsi professionali e di carriera, la mobilità verticale seguono oggi ancora tracce maschili. Le donne che hanno fortissimamente voluto la loro emancipazione (studi superiori, professioni qualificate) non riconoscendosi in regole a loro estranee, scelgono di stare in famiglia, almeno per un po’, sottraendosi allo spaesamento di un mondo forgiato dagli uomini.
La nostra ricerca ha messo inoltre in evidenza (questa denuncia emerge da molte altre esperienze analoghe) la solitudine sociale in cui le donne vivono la maternità. Una solitudine che le rende pienamente ed esclusivamente responsabili di ogni loro scelta, senza alcuna possibilità di confronto con altre donne, altre esperienze. Dalle testimonianze delle madri da noi coinvolte si configura la necessità di un “servizio” che sottragga le madri alla solitudine e che le aiuti nell’indagare autenticamente le loro aspirazioni (maternità, lavoro, potere). Tra le mamme intervistate, nelle località della provincia in particolar modo, si riscontrano rimpianti e anche rassegnazione nell’aver rinunciato alla realizzazione di sé, ma anche la certezza del loro essere state necessarie ai figli ed alla famiglia. E’ in questo “pasticcio”, emotivo e sociale contemporaneamente, che si deve intervenire. Aggiungiamo che questa ricerca è stata la base per attivare un nuovo modulo presso il consultorio familiare Aied di Bolzano, che ha inserito il tema del lavoro tra le neomamme, solite a confrontarsi più su temi inerenti l’evento della nascita. Una buona pratica esportabile in altri luoghi protetti, ma aperti allo stesso tempo, come possono essere questi servizi, luoghi dove poter trovare riscontro, sia per le questioni complesse, che riguardano una maternità, sia per tutto ciò che concerne l’identità femminile nel suo complesso.
(Marina Manganaro, presidente del Centro Documentazione e Informazione della Donna di Bolzano*)